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Gay & Bisex

Lo stregone


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
19.02.2026    |    2.433    |    3 9.4
"Spruzzo dopo spruzzo, il seme colava fuori intorno all'asta, misto alla vaselina appiccicosa, lasciando il buco spalancato e gocciolante quando si ritrasse..."
L'Incontro con lo Stregone: Una Lezione di Sottomissione

Luca era un tipo qualunque, ventotto anni, single e con un lavoro da impiegato che lo prosciugava l'anima. Viveva in una routine grigia: ufficio, birre con gli amici, notti solitarie a fissare il soffitto, tormentato da un vuoto interiore che non riusciva a spiegare. Un pomeriggio, mentre sorseggiava un caffè con il suo vecchio compagno di scuola, Marco, quest'ultimo lo fissò con un ghigno complice. 'Senti, Luca, sembri un morto vivente. Vai da questo tizio, un vero stregone. Ti aiuta a trovare la pace interiore, legge la sfera di cristallo e ti ipnotizza per risolvere i casini mentali. Costa 180 euro, ma fidati, ne vale la pena. Entra nel suo studio nudo, fai una doccia per essere puro, e lui ti riceve così. Boh, provaci.'

Luca rise, pensando fosse una presa in giro, ma Marco insistette: 'Vai, vedrai. Ti cambia la vita.' Non aveva di meglio da fare quel weekend, e i soldi erano lì, brucianti in tasca. Prese l'indirizzo – un palazzo anonimo in periferia – e si presentò quel sabato pomeriggio, il cuore che gli martellava nel petto per un misto di scetticismo e eccitazione proibita.

La receptionist, una donna magra con occhiali spessi, prese i 180 euro senza batter ciglio. 'Spogliati e fai la doccia nel bagno lì. Devi essere puro.' Luca arrossì, ma obbedì. Nel cubicolo stretto, si tolse i vestiti: camicia, pantaloni, boxer, fino a restare nudo sotto il getto d'acqua calda. Il suo corpo atletico, forgiato da ore in palestra, luccicava mentre si insaponava, il cazzo che pendeva molle tra le cosce muscolose, i capezzoli che si indurivano al contatto con l'aria fresca. Asciugandosi, sentì un brivido percorrergli la schiena: era esposto, vulnerabile, come se stesse per varcare una soglia irreversibile.

Entrò nello studio avvolto in un telo sottile, l'aria satura di incenso che gli pizzicava le narici. Lo stregone era seduto dietro un tavolo di legno scuro, una sfera di cristallo che rifletteva la luce tremolante di candele. Aveva una quarantina d'anni, alto e asciutto, con capelli neri lunghi legati in una coda e occhi profondi, ipnotici, che sembravano trafiggere l'anima. Indossava una tunica nera che gli dava un'aria mistica, quasi predatoria. 'Siediti, Luca,' disse con una voce bassa e vellutata, senza bisogno di presentazioni. Luca obbedì, il telo che scivolava via rivelando il suo corpo nudo sulla sedia.

'Guardami negli occhi,' ordinò lo stregone, e Luca lo fece. Fu come cadere in un abisso: lo sguardo magnetico lo avvolse all'istante, spegnendo ogni pensiero razionale. La mente si annebbiò, il corpo si rilassò, ma un calore strano gli salì dal basso ventre. Il suo cazzo si indurì piano, pulsando contro la sedia, tradendo un'eccitazione che non capiva. Lo stregone sorrise, leggendogli dentro. 'Non voglio un pompino,' disse, come se anticipasse un desiderio inespresso. 'Poggi la testa sul tavolo e divarica le gambe. Ora metto un po' di vaselina e ti entro dentro. Sei d'accordo?'

Le parole uscirono dalla bocca di Luca come un riflesso: 'Sì, insegnami a prenderlo in culo.' Non era lui a parlare; era l'ipnosi, un velo che dissolveva ogni inibizione. Si alzò barcollando, la testa che girava leggermente, e si posizionò sul tavolo: la guancia premuta contro il legno freddo, le gambe divaricate che esponevano il suo culo sodo, il buco stretto e intatto che non aveva mai conosciuto un'invasione del genere. Lo stregone si alzò piano, il fruscio della tunica che echeggiava nella stanza silenziosa. Aprì un tubetto di vaselina, il gel fresco che gocciolò tra le natiche di Luca, facendolo rabbrividire.

Le dita dello stregone, lunghe e ferme, spalmavano la vaselina con movimenti lenti, circolari, premendo contro l'ingresso. 'Rilassati,' sussurrò, infilando un dito dentro. Luca gemette, il muscolo che si contraeva intorno all'intruso, ma poi si aprì, accogliendolo con un bruciore dolce. Il dito ruotava, lubrificando le pareti interne, sfregando contro la prostata e mandando scintille di piacere su per la spina dorsale. Il cazzo di Luca era ora completamente eretto, gocciolante di pre-cum sul bordo del tavolo, ma lo ignorò, focalizzandosi sul prepararlo. Aggiunse un secondo dito, stirandolo con spinte ritmiche, il suono umido della vaselina che riempiva l'aria. Luca ansimava, il corpo che tradiva ogni resistenza: il culo si stringeva avido, le anche che si inarcavano istintivamente per più.

'Bravo, accetti tutto,' mormorò lo stregone, ritraendo le dita con un pop sonoro. Slacciò la tunica, rivelando il suo membro: lungo, curvo, con la cappella gonfia e venosa, già lucida. Si unse generosamente, la vaselina che colava sul pavimento, e si posizionò tra le gambe divaricate di Luca. La punta premette contro il buco, e con una spinta fluida entrò, centimetro dopo centimetro, riempiendolo fino alla base. Luca gridò piano, le mani che artigliavano il tavolo, mentre il cazzo lo invadeva completamente, sfregando contro le pareti sensibili.

Lo stregone iniziò a pompare, lento all'inizio, ogni affondo che lo portava più a fondo. Il ritmo era ipnotico, le palle che sbattevano contro le natiche di Luca, la vaselina che rendeva tutto scivoloso e sonoro – schiocchi umidi e gemiti che echeggiavano. Sudore colava su entrambi, l'odore maschio di eccitazione che si mescolava all'incenso, il ventre peloso dello stregone che sbatteva contro la pelle liscia di Luca. 'Senti come ti riempio,' grugnì, accelerando, le mani che stringevano i fianchi per tirarlo indietro contro le spinte. Luca annuiva, perso nella trance, gemendo: 'Sì, più forte... scopami il culo.' Il piacere montava, la prostata pulsata a ogni colpo, il suo cazzo che sfregava inutilmente contro il legno, negato il sollievo.

Passarono mezz'ora così: lo stregone variava l'angolazione, lo faceva alzare il culo per affondare di più, le dita che strizzavano le palle di Luca o torcevano i capezzoli induriti. Il corpo di Luca tremava, sull'orlo dell'orgasmo, ma l'ipnosi lo teneva obbediente: 'Non venire, accetta solo il mio seme.' Obbedì, ansimando, fino a quando lo stregone non esplose. Con un ringhio profondo, si spinse fino in fondo e venne, il suo cazzo che pulsava, spruzzando sborra calda dentro il culo di Luca, inondandolo completamente. Spruzzo dopo spruzzo, il seme colava fuori intorno all'asta, misto alla vaselina appiccicosa, lasciando il buco spalancato e gocciolante quando si ritrasse.

Lo stregone diede una pacca sul culo arrossato. 'Adesso puoi andare a pisciare. Lì c'è un orinatoio.' Il comando era come un ordine ipnotico; Luca si alzò in piedi, le gambe molli, la sborra che gli colava lungo le cosce, e barcollò verso il bagno adiacente. L'orinatoio era lì, logoro e impersonale; piscio con sollievo, il flusso che spezzò l'incantesimo. Improvvisamente, la mente si schiarì: cosa diavolo era successo? Il suo culo pulsava, pieno e bagnato, un'ondata di vergogna e confusione lo travolse. Si rivestì in fretta, i pantaloni che si incollavano alla pelle umida.

Tornò in studio di corsa, ma lo stregone era svanito. La porta sul retro aperta, la sfera di cristallo abbandonata sul tavolo, ma i suoi vestiti? No, i soldi – i 180 euro che aveva lasciato nella giacca – erano spariti con lui. 'Figlio di puttana,' borbottò Luca, raccogliendo il telo per coprirsi. Chissà come aveva previsto il bisogno di pisciare; un trucco dell'ipnosi per guadagnare tempo e filarsela. Uscì nel vicolo, il sole che calava, il culo che bruciava a ogni passo, la sborra che ancora gli colava dentro.

Tornato a casa, si buttò sul letto, il corpo esausto ma stranamente appagato. Non aveva trovato pace interiore – quella era una balla – ma aveva scoperto qualcosa di profondo: un desiderio represso per la sottomissione, per essere riempito e usato. La visita era valsa la cifra, oh sì. E chissà, forse ci sarebbe tornato, soldi o no.
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